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Un gruppo armato facente parte dell’organizzazione eversiva Nova Anarkia, assalta un deposito logistico della DeeTee Enterprises Inc. a Black Forest (Bosconero) El Paso County, CO USA. In realtà l’edificio è una struttura militare per lo stoccaggio di materiale NBC confiscato. La polizia giunta sul posto inizialmente la considera una rapina degenerata in una situazione di barricati e ostaggi.
Un dipendente uscito durante la pausa pranzo, al ritorno non riesce più a rientrare e scorge all’interno loschi figuri con passamontagna armati di fucili automatici. Riconosce alcuni suoi colleghi di lavoro, bloccati all’interno con i barricati. Decide di dare l’allarme e la polizia si precipita sul posto isolando l’area.
Viene allertato l’FBI, il quale invia una Unità di Negoziazione per Crisi. In caso di necessità di un’intervento diretto l’Unità è supportata da altre Unità SWAT.
L’area viene isolata, i poliziotti vengono sostituiti con operatori e tiratori scelti. Viene allestito un perimetro di sicurezza per limitare l’accesso all’area. Alcuni osservatori iniziano a raccogliere informazioni per identificare a distanza gli ostaggi ed i barricati.
Nel mentre Daniel Caine, l’impiegato che ha dato l’allarme, inizia ad essere interrogato. Dai primi accertamenti egli è un’assistente programmatore. Uscito per la pausa pranzo non riesce a rientrare e dalle finestre riesce a vedere quello che accade all’interno. Alcuni banditi armati tengono in ostaggio i suoi compagni di lavoro. Daniel Caine è nuovo, il suo incarico è occuparsi della gestione della rete informatica aziendale.
All’interno un altro dipendente riesce a recuperare un arma e con la radio cerca di comunicare con l’esterno. Sfortunatamente questa persona presenta gravi difficoltà di linguaggio, non riesce a emettere suoni di senso compiuto, potrebbe trattarsi di un sordomuto. Le comunicazioni sfruttano il vecchio sistema morse. Solo dopo varie peripezie riesce a fuggire dall’edificio. La SWAT lo recupera e lo mette in sicurezza. Raggiunta l’area sicura, si procede alla sua perquisizione ed identificazione.
Utilizzando carta e penna, si riesce a interagire e superare le sue difficoltà di parola. Il suo nome è Jim Dillion, addetto al servizio manutenzione e pulizie. Si esprime solo in inglese. Reduce del Corpo dei Marines, ha perso la capacità di parola a causa di un trauma sul campo di battaglia. Durante l’assalto è riuscito a defilarsi e uscire da un’uscita secondaria, prima che i barricati bloccassero tutte le vie d’accesso.
Jim Dillion indica alcuni ostaggi e barricati, questo consente di procedere con l’identificazione di ostaggi e barricati. Si avvia la profilazione dei presenti nell’edificio.
Durante l’interrogatorio preliminare, quando gli vengono presentate alcune foto di sospetti, riconosce tra di essi alcuni dei presenti all’interno dell’edificio. In questo modo si iniziano a riconcoscere alcuni dei colleghi bloccati all’interno della struttura.
L’FBI, attraverso una fortunata Computer Ops, riesce a violare il sistema informatico aziendale e guadagnarsi un accesso WiFi ad una delle telecamere di sorveglianza interne. L’unica telecamera ancora funzionante consente di osservare ed ascoltare ciò che avviene nel salone principale. Da una prima osservazione si possono scorgere alcuni personaggi armati vicino agli ostaggi, al centro del locale si vede un piccolo sistema missilistico mobile dotato di due razzi. In distanza si scorge una antenna satellitare con cui i barricati possono mantenere comunicazioni con l’esterno.
Si avviano le procedure di negoziazione, si inizia a profilare i barricati. Appartengono ad un’organizzazione eversiva russa, restano inspiegate le motivazioni che hanno condotto il gruppo ad assaltare la struttura.
Dopo circa mezzora sopraggiunge in auto un uomo, successivamente identificato come Costantin Galmoz (l’attuale CEO della Compagnia), che afferma di essere in apprensione per la presenza all’interno di suo figlio. Il quale, secondo una prima ricostruzione, si è recato a trovare il padre mentre questo si trovava fuori ufficio per lavoro.
L’FBI chiede al CEO le password di accesso al sistema informatico. Queste consentiranno di accedere ai database per la gestione del personale e del magazzino. Il signor Galmoz temporeggia a lungo e appare molto vago sulle reali attività svolte dalla Compagnia. Posto alle strette si rifiuta di fornire le password di accesso, per farlo richiede la presenza di un inviato del Governo.
Viene richiesto il supporto di personale governativo, il tempo necessario per l’arrivo è di alcune ore. In questo intervallo si cerca di procedere seguendo altre vie. Ancora non si riesce a comprendere la reale funzione di questo deposito. Il personale appare trasferito qui da pochi mesi, sebbene la prossima settimana sia ne già stato programmato da tempo l’abbattimento.
Il personale appare piuttosto variegato, tra l’altro vi è un numeroso personale scientifico, la cui presenza è ingiustificata in un deposito di smistamento merci. Tra questi troviamo ricercatori biochimici e ingenieri nucleari. La telecamera interna evidenzia elementi del personale con indosso tute NBC.
L’FBI continua con le Computer Ops e riesce a violare anche il sistema di gestione del personale. Consultando il database si può constatare, che tutto il personale scientifico permanente è stato sostituito con consulenti a tempo determinato. Il malumore segnalato fra i dipendenti inizia a trovare conferma. Aumentano i dubbi sulle reale attività svolte di questo deposito.
I barricati innervositi chiedono di interrompere la sorveglianza esterna, vengono fatte delle richieste, si trova un accordo e il perimetro viene sgombrato.
Solo apparentemente poiché un secondo livello di sicurezza cinge la struttura. Gli operatori di questo secondo livello restano passivi ed invisibili fino a quando sarà necessario.
Trascorrono le ore, la negoziazione prosegue tra alti e bassi. Fino a quando dall’interno richiedono la presenza della televisione per rendere pubbliche le loro dichiarazioni. Con un espediente insieme ai cameraman vengono fatti entrare anche dei poliziotti, con il compito di raccogliere elementi su quanto è presente all’interno.
All’uscita gli assedianti ricevono il rapporto degli osservatori, si iniziano a conoscere meglio la struttura interna e le difese allestite dai barricati.
Gli ostaggi che vengono liberati non vengono mantenuti in adeguata sicurezza, anzi sono liberi di girovagare nell’area operativa del campo. Dopo alcune veloci domande di rito, più nessuno si occupa di loro. Questo senza che gli operatori si fossero assicurati delle loro reali indentità. L’area operativa è immersa nella confusione, tutta l’attenzione è spostata su quando si farà l’irruzione.
Questa confusione ha favorito un infiltrato dei barricati, che celato sotto le mentite spoglie di ostaggio è uscito e si è mischiato in mezzo agli operatori, ascoltando comodamente tutti i loro piani, segnandosi i canali radio utilizzati e dando l’allarme all’interno in caso di irruzione.
Per riuscire a fare tutto questo, già dall’interno si è comportato come un prigioniero, apparentemente tramando contro i sequestratori. Si impossessa di un arma e arriva a ferire uno dei suoi compagni. Questi lo catturano ed iniziano a trattarlo ancora più duramente. Il trucco gli ha consentito di guadagnarsi la fiducia degli altri ostaggi.
Alla prima occasione di scambio, viene organizzata la sua uscita in mezzo ad altri ostaggi reali. Da questo momento i barricati dispongono di un dormiente nascosto tra le linee dei poliziotti. Capace di dare informazioni errate, deviare l’attenzione verso falsi obiettivi e allestire la fuga dei propri compagni bloccati all’interno.
Nessuno ha consultato il database del personale, nessuno ha chiesto al CEO o agli altri ostaggi se lo conoscevano, se questa persona faceva parte del personale. Del resto secondo tutti i presenti si avvicinava l’ora di fare l’irruzione. Nella mente di tutti, già prima di iniziare si considerava di agire durante la notte.
Nota: I nostri eventi seguono uno svolgimento reale, non vi è nulla di programmato. Non vi sono passaggi obbligati, quindi niente garantiva che ci sarebbe stata un irruzione. Questo è un classico errore da softgunner, abituato a seguire gli eventi per tappe prefissate. In queste ambientazioni, se si parte con degli schemi fissi e preordinati… in quel dato momento farò quello, ci si troverà spiazzati. Si deve sviluppare la propria strategia in tempo reale, secondo quanto richiede la situazione, non secondo quello che ci piace fare.
Nel mentre all’interno gli ostaggi rimasti si sono inventati di tutto per contrastare i loro carcerieri. Simulando la necessità di materiale e personale non disponbile, semplicemente con il fine di ritardare e complicare la vita dei barricati. Queste false informazioni hanno rallentato notevolmente i piani di fuga dei terroristi.
Insinuando l’idea della presenza di altre password di armamento delle testate nascoste nel deposito, hanno costretto i terroristi a restare per negoziare lo scambio tra il figlio ed il padre-CEO. Password in realtà totalmente inesistenti. Infatti torturando il personale scientifico, con metodi anche molto fantasiosi, talvolta sfruttando alcune fobie dei personaggi, i terroristi erano riusciti ad ottenere già da prima le password riservate utili per identificare nel magazzino le casse contenenti le testate nucleari.
Verso sera finalmente arriva l’inviato governativo, accompagnato da un Unità militare di teste di cuoio. Giunto nella tenda comando, l’inviato governativo viene informato della presenza di terroristi all’interno del deposito. La situazione precipita, trattandosi di un deposito militare segreto per lo stoccaggio di materiale NBC, la situazione diviene di sicurezza nazionale. Il responsabile del Governo procede a sollevare tutti dall’incarico, il controllo passa sotto i militari. Tutti i presenti vengono invitati ad allontanarsi dai computer, ai militari viene dato l’ordine di sparare a chi si avvicina o interferisce con l’operazione.
Al’interno della tenda si genera una situazione da film, in cui tutti minacciano tutti con le armi. Il negoziatore riesce ad guadagnare del tempo per continuare l’operazione di recupero degli ostaggi. Ai militari non interessa la vita degli ostaggi, poiché se i terroristi riuscissero ad impossessarsi delle testate e a farle detonare, il fall-out radioattivo investirebbe i vari centri abitati presenti nelle vicinanze. La strategia dei militari è sacrificare pochi per salvare molte vite.
Con la collaborazione dei soldati si decide di scambiare degli ostaggi, inviando all’interno il CEO che conosce le password per accedere ai database. L’operazione prevede di isolare l’elettricità a tutto l’impianto, appena gli ostaggi saranno al sicuro, in modo da non consentire ai terroristi di utilizzare i PC all’interno del deposito. Così sebbene dispongano del CEO, non riusciranno comunque ad usarne le informazioni.
L’operazione è un successo, la corrente viene tagliata al momento giusto. I terroristi restano al buio e non potranno utilizzare le password. All’interno inizia ad esserci tensione e chiedono di ristabilire la corrente elettrica. Il negoziatore, con grande abilità, accusa un black-out che attanaglia la zona.
I terroristi si accorgono che fuori si scorgono le luci del chiosco dei panini, che non ha smesso di funzionare. Il negoziatore continua giustificando che il chiosco possiede un proprio generatore di corrente.
A questo punto una voce dall’interno del campo grida: “Allora la corrente elettrica siamo riusciti a staccargliela?” Questo è stato il tocco di genio, la prova lampante che una parte del campo non aveva nessuna idea di quanto stesse accadendo e degli sforzi continui per mantenere la situazione sotto controllo.
In caso di irruzione ci si accorda che i militari si occuperanno del recupero del materiale nucleare, la SWAT dell’estrazione in sicurezza degli ostaggi. Nessuno ha obiezioni a riguardo.
Finalmente si decide di controllare meglio i singoli database, ci si interroga sul fatto che questi riportino un vistoso errore di funzionamento. Si scopre, sfogliando le schede del personale, che il sitema è stato compromesso. Forse dall’assistente programmatore, che è stato assunto di recente e che potrebbe aver inserito un virus. Si corre fuori per cercarlo, ma è già stato rilasciato. Non lo si riesce più a trovare.
Comunque si ha la sensazione che qualcosa non funzioni. Se è stato manipolato un database militare, forse anche altri personaggi all’esterno sono complici dei terroristi. La paranoia fa degenerare la situazione, vengono arrestati i militari di scorta al responsabile del Governo.
Nota: Questo accade, non perché si sia scoperta qualche traccia o vi siano dei reali sospetti, ma solo per il fatto che i militari sono arrivati per ultimi. Quindi sicuramente sono loro i cattivi e devono essere arrestati.
In realtà la situazione era molto più complessa, alcuni elementi del ATF erano in realtà corrotti e complici dei terroristi all’interno. Sarebbero entrati in azione all’ultimo tentando di favorire l’esfiltrazione dei compagni con le casse. Mentre un gruppo di terroristi, malati terminali per la fuga di radiazioni a Cernobil, si sarebbero immolati per la causa.
Dietro a tutto questo vi erano dei governativi corrotti, che decisi ad impossessarsi delle casse nel magazzino, avevano architettato di consentire ai terroristi di infiltrarsi, per poi sfruttarli come diversivo. Durante l’irruzione della SWAT, i militari inviati sul posto, si sarebbero diretti al deposito e avrebbero portato via le casse, mentre l’attenzione generale era impegnata sui terroristi ed ostaggi.
Attraverso un uso più accorto dei sitemi informatici, ci si sarebbe resi conto che anche i militari inviati sul posto, erano stati sostituiti all’ultimo
momento con personale corrotto. L’operazione in realtà era un sistema di scatole cinesi, incapsulate una all’interno dell’altra. In cui un’organizzazione governativa deviata aveva allestito un piano per impossessarsi di ordigni nucleari, sviando l’attenzione dei media sfruttando l’azione terroristica di un giovane gruppo eversivo. Favorendone l’inserimento all’interno della struttura si sarebbe creata una copertura e giustificato l’intervento per un operazione militare di recupero. In cui, attraverso l’abile sostituzione con personale militare complice, sarebbero riusciti a portare via il materiale nucleare in sicurezza e senza essere ufficialmente indagati. Poiché ogni sospetto sarebbe sicuramente ricaduto sui terroristi.
Invece il terrorista dormiente, nascosto sotto le mentite spoglia di ostaggio, ha informato i suoi complici che era venuto il momento di fuggire. Restare avrebbe significato esporsi al richio di un imminente irruzione. Sfruttando la confusione al campo, generata dai recenti eventi, ha potuto allontanarsi indisturbato e prendere la sua auto. Uscito dal parcheggio ha raggiunto i compagni sul retro, che abbandonato l’edificio e scavalcata la recinzione si sono dileguati con il materiale nucleare.
Un torneo sicuramente indimenticabile, caratterizzato da una serie di scene incredibili da film. In parte generate dalle situazioni allestite dall’organizzazione, per altri versi originate dagli stessi giocatori. Come sempre ai nostri eventi non si sa mai cosa può accadere, ogni torneo va vissuto di persona. Chi non c’era, non riuscirà ad immaginare la tensione, lo sgomento e le situazioni diaboliche, che si vengono a creare in ogni istante e senza alcun preavviso. A fine giornata i partecipanti erano letteralmente stravolti dal continuo stress psicoemotivo.
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